Il Convento

Storia del convento di Santa Margherita in Tosina

L’origine etrusca del nome (Tosina) fa supporre che il luogo fosse abitato già in epoche molto remote.

Si trovava infatti sul percorso di una antica strada che arrivava al Monte Falterona, sito sacro per il popolo etrusco, come dimostrerebbe il fatto che ivi sono state ritrovate, verso la metà dell’800, numerose statuette votive in un’area denominata “il laghetto degli idoli”.

Proprio nelle vicinanze del convento alcuni vecchi abitanti della zona raccontano che esistesse una antica fonte etrusca.

Della successiva presenza romana rimane traccia in qualche isolato rudere (ponte sul fiume Moscia in prossimità del vecchio mulino Pesci, vicino all’agriturismo di Torre Mozza; fornace sulla strada per Ferrano) e nella toponomastica: tutti i nomi che finiscono con il suffisso “-ano” sono di origine romana (Ferrano, Falgano, etc).

È dato storicamente accertato che nelle trasformazioni subentrate nelle varie epoche le costruzioni esistenti spesso venivano inglobate, ovvero il materiale esistente veniva riutilizzato per l’edificazione: se da una parte si cancellava il passato, dall’altra c’era continuità.

Dopo i Romani fu la volta dei Longobardi.

Dopo aver occupato gran parte dell’Italia settentrionale, i Longobardi si insediarono in Toscana assumendo il controllo dei principali centri strategici e delle vie di comunicazione. Si deve a loro la creazione di un vasto sistema di torri di avvistamento tra loro collegate che attraverso segnali consentivano la rapida trasmissione di messaggi (un telefono ante litteram).Di una di queste torri restano le vestigia all’ interno del convento di Santa Margherita: è rivolta verso la vallata e in diretta comunicazione con quella dell’agriturismo di Torre Mozza.

Dalle origini ad oggi

L’origine del complesso di Santa Margherita risale alla metà del secolo XI. La chiesa sicuramente esisteva già nel 1062, come attesta un documento in cui i conti Da Quona ne affidavano le funzioni a sacerdoti che vivevano insieme sotto la regola di S.Agostino, prestando servizio pastorale alla popolazione sparsa nel territorio e ospitalità ai pellegrini che dovevano attraversare la dorsale appenninica tra la Val di Sieve e il Casentino.

Nel 1153 Papa Eugenio III sottopose la canonica alla riforma camaldolese e da allora i camaldolesi continuarono l’opera già in corso sia riguardo all’apostolato, sia all’ospitalità, costituendo Tosina nel Medioevo un nodo viario strategico. Di qui passarono allora personaggi che hanno lasciato una profonda traccia nella storia.
San Francesco, come proverebbe il fatto che ancora oggi nelle vicinanze (in prossimità del valico della Madonna dei Fossi) c’è una fonte che porta il suo nome. Dante, che marciò nelle file dell’esercito fiorentino nella drammatica battaglia di Campaldino, che nel 1289 vide contrapposti Guelfi e Ghibellini sotto le rispettive insegne del Comune di Firenze e di Arezzo. Nell’interessante e approfondito libro di Riccardo Nencini “La battaglia” si narra, appunto, che la notte prima della battaglia l’esercito fiorentino sostò proprio in questo luogo, ultimo avamposto prima delle insidiose foreste dei Monti del Pruno.

Esperti nell’arte dell’ospitalità, i monaci di Camaldoli non potevano trovare luogo più adatto di Tosina per posizione geografica, a metà strada tra la casa madre dell’Ordine e Firenze. La proprietà della chiesa e del patrimonio terriero restò nelle mani dei camaldolesi fino alla confisca dei beni ecclesiastici decretata da Napoleone (1808). Dopo la caduta di Napoleone, nella prima metà dell’800, vi tornò nuovamente una comunità religiosa, ovvero le suore camaldolesi di Pratovecchio, le quali tuttavia furono nuovamente allontanate con la nuova confisca dei beni ecclesiastici stabilita dallo Stato Italiano.
Nel 1870 il complesso fu acquistato da privati (Stupan di Pelago), che poi nel 1899 lo rivendettero ad Ansano Borgiotti (nonno dell’attuale proprietario Giorgio Bieber), il quale, in una bella mattina di sole, insieme al suo caro amico Ruggero Panerai, famoso pittore post macchiaiolo, facendo una passeggiata in zona rimase affascinato da questo luogo che

alla bellezza della natura circostante univa il fascino di una profonda quiete e spiritualità.

Il giardino esterno

Convento Monastero di Tosina -Giardino esterno Convento Monastero di Tosina -Giardino esterno Convento Monastero di Tosina -Giardino esterno Convento Monastero di Tosina -Giardino esterno